Fritz Hansen

Fritz Hansen: l'uomo che voleva costruire bene

Ha dato vita un’idea: quello che ha creato, una delle aziende più celebri e di successo del design nordico, è arrivata naturalmente.

Fritz Hansen non era un imprenditore nel senso moderno del termine. Era un artigiano con le idee chiare: fare le cose bene, farle durare, non scendere a compromessi sulla qualità. Il resto - la fama, i designer leggendari, i pezzi entrati nella storia - è venuto dopo.

Tutto parte da lui, da una licenza commerciale ottenuta a 25 anni e da un laboratorio aperto in una città che non era la sua.

Andiamo alla scoperta dell’uomo, dietro l’azienda che ha prodotto e diffuso alcuni dei capolavori del design nordico.

Nakskov, Copenhagen e un'idea molto chiara

Fritz Hansen nasce il 21 marzo del 1847 a Nakskov, in Danimarca, in un contesto artigiano e ordinario.
Si tratta del tipico contesto in cui si lavora presto, si impara facendo e il valore di una persona si misura in quello che sa produrre.

La sua formazione è quella del sistema danese dell'Ottocento: apprendistato giovanissimo, bottega, ripetizione.

Lo stesso gesto centinaia di volte, fino a che le mani capiscono prima della testa. Tra le mani, solo materiali veri, errori che costano tempo e una comprensione del legno che si accumula lentamente, strato per strato.

Questo crea una mentalità precisa. Fritz Hansen non pensa a come deve apparire un mobile. Pensa a come deve funzionare.

Quando, nel 1872, ottiene la licenza commerciale e lascia Nakskov per Copenhagen, ha 25 anni e una formazione tecnica già solida. Sa già che quello che sa fare vale qualcosa in una città grande.

Porta con sé il mestiere. Il resto lo costruisce dopo.

Apre un modesto laboratorio, ma che gli fornisce più possibilità rispetto a quelle che una piccola realtà come Nakskov avrebbe potuto riservargli.

Ben presto, Fritz Hansen si fa un nome: quello dell’artigiano rapido, ma meticoloso nel lavoro.

Il riconoscimento ufficiale (quando la qualità diventa istituzione)

A un certo punto, la qualità smette di essere una percezione e diventa una certificazione.

Fritz Hansen ottiene il titolo di Royal Danish Court Cabinetmaker, falegname della corte reale danese.

È un riconoscimento concreto: significa essere scelti per produrre arredi destinati agli ambienti più rappresentativi del Paese

È qui che cambia il suo posizionamento. Non è più solo un artigiano richiesto: diventa un riferimento.

È innovativo: sperimenta strutture leggere in metallo per sostenere forme imbottite, in linea con le innovazioni tecniche del periodo.

I successi non tardano ad arrivare. Nel 1885 apre una vera e propria società di produzione di mobili a suo nome. Due anni dopo, il laboratorio a Christianshavn è già fiorente.

Realizza cornici per specchi, usa una tecnica speciale di tornitura del legno per balaustre di scale, sedie e gambe di divani.

I suoi mobili diventano così richiesti da attirare clienti che dall’estero arrivavano fino in Danimarca per acquistarli.

I primi cinquant'anni della società sono definiti da una lunga lista di contratti prestigiosi: il Parlamento danese, la Corte Suprema al Palazzo di Christiansborg, la Biblioteca dell'Università, il Municipio di Copenhagen e altre istituzioni significative.

Non era un mobilificio. Era già una dichiarazione di qualità riconosciuta a livello nazionale.

Il figlio che cambia tutto

Fritz Hansen era un maestro artigiano. È suo figlio Christian a capire che il futuro sta altrove.

Nel 1898, l’azienda, che ormai si chiama Fritz Hansen & Co, è già arrivata a 50 dipendenti.

Christian, allora, avanza una proposta lungimirante.
Suggerisce di spostare parte della produzione fuori città.

Comprano, quindi, un grande appezzamento di terreno nella piccola città di Allerød, vicino a una foresta e alla ferrovia - una posizione perfetta, considerato che Fritz Hansen aveva già in mente di aprire una propria segheria.

L'azienda è ancora lì oggi.

La curvatura del legno e la DAN chair

Nel 1915, Christian comincia a sperimentare la tecnica di curvatura del legno a vapore, la stessa tecnica che Thonet aveva reso celebre con le sue sedie da caffè, ma declinata in un linguaggio più nordico, più essenziale.

Queste abilità permettono alla Fritz Hansen di espandersi rapidamente negli anni ‘20.

Nel corso del decennio, la tecnica viene raffinata fino a rendere Fritz Hansen un leader mondiale nella produzione di mobili in legno curvato e laminato.

Entrano in azienda anche i due figli di Christian, nipoti, quindi del fondatore: Fritz e Søren.

Va a quest’ultimo la firma della sedia DAN del 1932: un aggiornamento sottile della sedia Thonet in stile caffè, un anello fondamentale nell'innovazione della produzione di mobili e nel design danese.

Gli anni ’30: legno curvato, metallo tubolare e i primi designer

Negli anni ’30 Fritz Hansen amplia la produzione introducendo arredi in stile modernista, affiancando al legno massello lavorazioni in legno curvato (bentwood) e strutture in metallo tubolare, in linea con il funzionalismo europeo.

In questo periodo mette in produzione progetti di designer come Kaare Klint, insieme ad altri progettisti attivi in Danimarca come Sevaldsen e Schlegel.

Si tratta di una fase di transizione importante: la produzione resta artigianale, ma si apre a un linguaggio più essenziale, standardizzabile e coerente con i principi del modernismo.

Gli anni ’40: reinterpretare la tradizione con Wegner, Boldt e Søren Hansen e Mogensen

Negli anni ’40 Fritz Hansen inizia a produrre arredi di una nuova generazione di designer danesi.

Tra questi Hans J. Wegner, con la China Chair (serie FH 4283), ispirata alle sedie della dinastia Ming.

Il progetto segue un principio tipico del design danese: partire da modelli storici, semplificarli e adattarli alla produzione contemporanea.

Sempre negli anni ‘40, Søren Hansen crea una poltroncina imbottita dalle forme scultoree e Børge Mogensen disegna un divano in faggio con elementi laterali pieghevoli.

Nello stesso periodo, Ove Boldt realizza una poltroncina in faggio che rielabora la sedia Windsor inglese, riducendone gli elementi decorativi e mantenendo la struttura a elementi verticali nello schienale.

Il compensato laminato e la AX Chair

All’inizio degli anni ’50, Fritz Hansen sviluppa in modo sistematico la lavorazione del compensato laminato curvato (moulded plywood).

Un passaggio centrale è la AX Chair (1950) progettata da Peter Hvidt e Orla Mølgaard-Nielsen.

La sedia introduce:

  • elementi curvati tridimensionali in compensato;
  • seduta e schienale separati ma coordinati;
  • una produzione tramite stampi e pressatura.

Si tratta di una delle prime applicazioni europee avanzate di questa tecnologia, già sperimentata negli Stati Uniti da Charles & Ray Eames.

Per Fritz Hansen questo rappresenta uno shift decisivo: dalla produzione artigianale alla produzione industriale.

Una bottega che sceglie i designer giusti

La grandezza di Fritz Hansen - intesa come casa produttrice - è quella di saper riconoscere il talento prima che diventi ovvio.

Nel 1945 Børge Mogensen progetta lo Spoke-Back Sofa, che, in anticipo sui tempi, verrà messo in produzione anni dopo.

Poi arriva Arne Jacobsen e tutto cambia scala. La collaborazione tra Jacobsen e Fritz Hansen nasce ufficialmente nel 1950, ma il vero salto avviene con la sedia Ant del 1952.

Jacobsen continua con altri successi in compensato, come la Grand Prix del 1957.

L'anno successivo progetta il SAS Royal Hotel di Copenhagen e i suoi arredi, incluse la Egg Chair e la Swan Chair, due pezzi imbottiti dalle forme sinuose, diventati emblema del cool della metà del Novecento.

Negli anni '50, grazie soprattutto ai contributi di Jacobsen, Fritz Hansen entra nella sua epoca d'oro, creando alcuni dei design scandinavi più iconici del XX secolo.

I pezzi che hanno fatto la storia

Non tutti i pezzi iconici nascono allo stesso modo. Alcuni arrivano da un'intuizione brillante, altri da anni di collaborazione. Questi sono alcuni dei design che hanno definito Fritz Hansen.

Arne Jacobsen: compensato e schiume sintetiche

Un nuovo salto di scala avviene negli anni ’50 con Arne Jacobsen, quando il progetto si sposta definitivamente verso una dimensione industriale.

Con la Ant Chair (1952), Jacobsen introduce una soluzione tecnica precisa: una scocca in compensato laminato multistrato, modellata come un unico elemento continuo. La forma non è costruita per parti, ma ottenuta per curvatura, sfruttando le possibilità del materiale. Sedie impilabili e a tre gambe: innovative e pratiche.

Ant Chair - Attribution CC-BY

Nel 1955 arriva la Series 7, che sviluppa lo stesso principio portandolo a una scala più ampia. La scocca resta in compensato curvato, ma la base passa a quattro gambe. Inizialmente viene prodotta una variante con braccioli, poi la collezione si amplia con versioni senza braccioli e con diverse finiture.

Parallelamente, con il progetto del SAS Royal Hotel di Copenhagen (1958) a cura di Arne Jacobsen, il lavoro cambia direzione.

Un fornitore norvegese propone a Fritz Hansen lo Styrofoam, una schiuma di polistirene estruso che apre a infinite possibilità di modellazione.

Nascono così la Egg Chair (1958) e la Swan Chair (1958), in cui la struttura scompare all’interno e la forma diventa un unico corpo fluido.

Egg Chair - Attribution CC-BY

Spoke-Back Sofa, Børge Mogensen (1945)

Pensato come "il mobile del futuro", unisce chaise longue e divano in un'unica struttura.

Con lo Spoke-Back Sofa del 1945, Børge Mogensen lavora su un’idea precisa: riportare il mobile a una struttura leggibile, quasi archetipica.

Il riferimento è quello delle sedute tradizionali inglesi, reinterpretate in chiave moderna.

Lo schienale a bacchette verticali (spokes) non è un elemento decorativo, ma parte integrante della costruzione: definisce il ritmo, alleggerisce visivamente il volume e lascia passare la luce.

La struttura è in legno massello, solida, pensata per durare e per essere prodotta in modo razionale.

È un progetto che guarda indietro per costruire qualcosa di estremamente contemporaneo per l’epoca: braccioli che diventano poggiatesta e cuscini removibili, così da essere sostituiti dopo anni, se si usurano.

Superellipse: forma matematica e produzione seriale

Negli anni ’60, Fritz Hansen introduce il tavolo Superellipse, progettato dal matematico Piet Hein e Bruno Mathsson.

La forma deriva da una curva matematica che combina:
linearità funzionale;
assenza di gerarchie (niente capotavola);
maggiore adattabilità nello spazio.

Il tavolo viene progettato per integrarsi con sedute già in produzione, come la Series 7.

Superellipse - Attribution CC-BY

Fritz Hansen: costruire bene, sempre

Fritz Hansen era un vero maestro del suo mestiere.

Fin dall'inizio stabilì una reputazione per l'artigianalità squisita e la qualità - una reputazione che vive ancora oggi.

Il fondatore ha lasciato qualcosa di più difficile da costruire di un'azienda: uno standard. Un modo di fare le cose. Una risposta implicita alla domanda "quanto bene si può costruire un mobile?"

I pezzi vintage che portano il marchio di Fritz Hansen che trovi nella nostra galleria sono selezionati direttamente in Scandinavia, uno alla volta, per storia, autenticità e condizioni.

Design By Fritz Hansen