Kai Kristiansen
Kai Kristiansen: eleganza e proporzione nel design danese del dopoguerra
Kai Kristiansen è un designer danese tra le figure chiave del panorama scandinavo del dopoguerra.
Le sue sedie, i suoi sistemi di storage, i suoi tavoli e scrivanie parlano la stessa lingua. Linee pulite, proporzioni studiate, funzione che non sacrifica mai l'eleganza.
Kai Kristiansen ha capito l'importanza di rendere il buon design riproducibile, lavorando a stretto contatto con l'industria e producendo con il minor materiale possibile, pensando già all'imballaggio e alla spedizione, portando qualità artigianale fuori dalle botteghe esclusive.
Ecco la sua storia.
Kai Kristiansen: formazione e primi anni in Danimarca
Kai Kristiansen nasce nel 1929 a Hurup, nello Jutland nord-occidentale (Danimarca).
Lo scenario è quello di un piccolo paese nel nord della Danimarca, circondato dall'acqua e dalla natura incontaminata.
Cresce a contatto con la tradizione artigianale.
Trascorre anni ad affinare le sue competenze nel laboratorio di falegnameria del padre. Nel 1950, iscriversi alla Royal Danish Academy of Fine Arts di Copenhagen è una scelta naturale. Qui studia sotto la guida dell'architetto e designer Kaare Klint.
Klint diventa un mentore fondamentale per Kristiansen e ne plasma la sensibilità, influenzando il suo processo progettuale.
Kristiansen attribuisce a Klint la formazione della sua idea di "buon gusto": un concetto che Klint interpreta come disciplina scientifica e logica, non come opinione critica e soggettiva.
È un'idea che Kristiansen porta con sé per tutta la carriera. Il gusto è il risultato di uno studio.
La scuola di Klint: matematica, ergonomia, tradizione
Il metodo di Klint è preciso: studiare i mobili storici per estrarne le proporzioni funzionali, misurare il corpo umano per capire come si muove nello spazio e usare quei dati come base di ogni progetto.
Traendo ispirazione dagli insegnamenti di Klint sull'uso della matematica e dell'ergonomia, Kristiansen sviluppa collezioni che risolvono i piccoli problemi della vita quotidiana in casa, con ogni pezzo concepito sia per l'utente che per lo spazio che abita.
A differenza di molti designer danesi della sua generazione, che lavorano con ebanisti su prodotti esclusivi e costosi, Kristiansen collabora strettamente con l'industria del mobile.
Per lui è chiaro che non si può tornare indietro nel tempo: bisogna andare avanti con consapevolezza e mentalità innovativa, producendo con il minor materiale possibile e rendendo i mobili belli disponibili per un pubblico più ampio.
L’azienda dove tutto è cominciato
Nel 1951 Kristiansen torna nella città natale, dove il padre gestisce una fabbrica specializzata in mobili in stile storico. Intuendo il cambiamento del mercato nel dopoguerra, Kristiansen spinge il padre a orientarsi verso il design moderno.
Disegna una prima collezione che segna una svolta per l’azienda, dimostrando fin da subito una capacità rara: leggere il mercato oltre che progettare.
Lo studio e l’approccio con i produttori
Nel 1954, Kristiansen, appena sposato, si trasferisce a Brædstrup, vicino ad Aarhus (la seconda città più grande della Danimarca), con la moglie Edith, per aprire il suo studio di progettazione indipendente.
La scelta è strategica: da questa posizione geografica può lavorare vicino ai produttori e capire le dinamiche della fabbrica dall'interno.
Una caratteristica distintiva dell'approccio di Kristiansen è la sua capacità di progettare intere gamme di mobili, spesso convincendo i produttori a realizzare serie coordinate piuttosto che pezzi singoli e autonomi.
Kristiansen non solo progetta mobili straordinari, ma migliora anche i bilanci dei suoi produttori. Razionalizza i processi produttivi, introduce macchinari industriali e considera anche l'imballaggio e la spedizione nel processo di progettazione.
Nel suo primo progetto di tavolo del 1951, Kristiansen disegna anche le scatole in cui i tavoli vengono consegnati, pensate per essere restituite e riutilizzate.
"Economia, ecologia e buon senso".
Questi i principi che guidano il processo produttivo secondo Kristiansen.
È un approccio che anticipa di decenni la logistica del design industriale moderno.
La sedia No. 42
Nel 1956 Kristiansen progetta la sedia No. 42 per Schou Andersen, una delle aziende di produzione di mobili più importanti della Danimarca, fondata dal maestro ebanista K. Schou Andersen nel 1919.
Vista di fronte, la No. 42 sembra essenziale: gambe affusolate, seduta ordinata, schienale curvo. Ammirandola di lato, le gambe posteriori fortemente inclinate e i braccioli collegati allo schienale, non alle gambe anteriori come in quasi tutte le altre sedie dell'epoca, creano uno schienale che sembra fluttuare nell'aria sopra la seduta e un bracciolo a forma di Z.
Questo dettaglio inconsueto (i braccioli collegati allo schienale invece che alle gambe anteriori) è la ragione per cui la sedia ha guadagnato nel tempo il soprannome di "Z Chair".
Sedia No. 42
Credits: Designmuseum Danmark Furniture Index
La collaborazione tra Kristiansen e Schou Andersen si rivela straordinariamente feconda: i falegnami del laboratorio capiscono come realizzare le specifiche coordinate del designer, dalla complessa giuntura del telaio alla selezione e abbinamento delle venature del palissandro. Ogni sedia viene realizzata con straordinaria attenzione ai dettagli.
La No. 42 viene prodotta in teak, palissandro e rovere. Le versioni in palissandro brasiliano originale - materiale oggi non più disponibile - sono le più ricercate dai collezionisti.
La serie Entré e il pensiero modulare
Nello stesso 1956, Kristiansen progetta la serie Entré per il produttore Aksel Kjersgaard.
La collezione comprende tavoli, comodini, panche e cassettiere, con elementi modulari progettati per espandere la gamma.
Il design è basato su proporzioni cumulative e infinite, studiate con cura: ogni elemento della serie si relaziona agli altri secondo rapporti matematici precisi. Non si tratta di estetica: si tratta di un sistema in cui ogni misura è la conseguenza logica di quella precedente.
La serie presenta dettagli caratteristici che catturano l'estetica unica di Kristiansen: gambe smussate su panche, comodini e armadi riflettono la sua enfasi su elementi differenzianti, ma riproducibili, mentre i pomelli circolari (o semicircolari, che disegnano un cerchio perfetto unendosi con il semicerchio del cassetto sottostante) illustrano il suo impegno per linee pulite e interazione funzionale.
È un approccio sistematico al mobile domestico: un linguaggio coerente che si espande secondo le necessità di chi abita.
1957: il sistema a parete
L'anno successivo Kristiansen compie un passo ancora più ambizioso. Progetta FM Reolsystem Wall Unit per Feldballes Møbelfabrik.
Il sistema modulare ottiene grande successo non solo in Scandinavia, ma in tutta Europa e negli Stati Uniti. È completamente intercambiabile: ogni sezione, ogni ripiano, ogni cassettiera può essere aggiunta, spostata, ricombinata. Prodotto da Feldballes Møbelfabrik con il marchio FM, viene poi ripreso da FM/Fornem Møbelkunst negli anni '60.
Il sistema esiste in teak e palissandro. Le versioni in palissandro brasiliano degli anni '60 sono oggi tra i pezzi più cercati nelle aste europee e americane, riconoscibili immediatamente per le venature calde e le proporzioni impeccabili.
La Paper Knife Chair: la scultura che si siede
La collaborazione con Magnus Olesen porta a uno dei pezzi più raffinati dell'intera carriera di Kristiansen: la poltrona No. 121, oggi conosciuta come Paper Knife Chair.
Serie No. 121 di Kai Kristiansen
Credits: Designmuseum Danmark - Furniture Index - RP17989
Si tratta, in realtà di una serie, composta da poltrone singole e divani a due posti. La serie 121 di Kai Kristiansen è un punto di svolta per Magnus Olesen sia sul mercato nazionale che su quello dell’export e contribuisce alla crescita dell'azienda. I braccioli sottili e precisi che danno il nome al pezzo, sembrano taglienti come la lama di un tagliacarte, eppure morbidi nella curvatura.
Nel 2014 Kristiansen collaborerà con la Miyazaki Chair Factory giapponese per reinterpretare alcuni dei suoi classici, tra cui la Paper Knife, la Handy Chair e la sedia 4110. La tradizione artigianale giapponese e quella danese si incontrano su pezzi che hanno già attraversato sessant'anni di storia.
Il desk FM59: quando l'ufficio è un'opera d'arte
Tra i pezzi meno citati ma più amati dai collezionisti c'è la scrivania Model FM59 per Feldballes Møbelfabrik. Realizzata in palissandro, con cassetti e ripiani integrati, è ideale sia per uffici che per studi domestici.
Scrivania FM59
Credits: Designmuseum Danmark - Furniture Index
RP17630 Bookcase and (RP00734) desk
Le venature del palissandro vengono selezionate e abbinate con cura: ogni scrivania è diversa dalle altre, pur restando identica nella struttura.
Un designer che pensa all'industria senza dimenticare le persone
Negli anni '50 e '60 una delle sue sedie più famose viene venduta attraverso IKEA. Quella stessa sedia è oggi prodotta in Giappone dalla Miyazaki Chair Factory. È una traiettoria che dimostra la lungimiranza di Kristiansen: capisce che la qualità e la scala non sono nemiche, se il progetto è abbastanza solido.
Durante gli anni '60 i suoi lavori vengono esposti e distribuiti nelle principali fiere europee, contribuendo attivamente alla promozione del design danese nel mondo.
Tra il 1957 e il 1975 lavora con alcuni dei produttori più importanti dell'epoca, tra cui Fritz Hansen, Jason Møbler e Chr. Jensen Møbelsnedkeri, progettando sedie, tavoli da pranzo, poltrone, divani, sistemi di scaffalature e pezzi più piccoli come sgabelli e tavolini da caffè.
Ultimi anni e collaborazioni con Miyazaki Chair Factory
Kristiansen va in pensione nel 2006, ma torna a lavorare nel 2008 quando la Miyazaki Chair Factory giapponese lo invita a progettare una nuova serie di sedie e divani. Da allora non ha smesso, collaborando con i suoi tre figli per riprodurre i suoi design precedenti sotto il nome Kai Kristiansen & Friends.
A novantadue anni è ancora attivamente al lavoro, motivato e impegnato nella sua occupazione di sempre: progettare mobili sofisticati, funzionali e innovativi per la casa.
Dal suo studio e dalla sua casa a Brædstrup, rielabora disegni e modelli che continuano ad affascinare produttori e utenti.
Nel 2017, durante il Salone del Mobile di Milano, incontra la scrittrice danese Sisse Bro, che stava vendendo mobili danesi moderni attraverso una galleria a Bruxelles.
Su iniziativa di Bro, i due decidono di collaborare a una monografia sulla sua carriera settantennale, pubblicata in inglese dall'editore tedesco Arnoldsche Art Publishers e oggi disponibile nelle librerie e nei museum shop di tutto il mondo.
La popolarità del suo lavoro continua fino ad oggi. I suoi design sono stati esposti, promossi e venduti alle principali fiere del design in tutta Europa, tra cui Fredericia, Copenhagen, Parigi, Londra, Milano e Colonia.
Kristiansen ha creato mobili in legno di alta qualità per decenni con una passione per la matematica e l'ingegneria. Non è una contraddizione: è la spiegazione più precisa di quello che fa.
Dettaglio della cassettiera scandinava anni ’60 di Kai Kristiansen per FM Møbler
La bellezza, per Kristiansen, non è un'impressione: è il risultato di calcoli fatti bene.
I mobili di Kai Kristiansen continuano a occupare un posto di alto rilievo nel design scandinavo, per qualità costruttiva, valore storico ed estetico.
Noi di Casafika selezioniamo direttamente in Scandinavia mobili vintage originali di Kai Kristiansen, uno alla volta, per materiali, condizioni e qualità costruttiva.